Omar Galliani

di Italo Tomassoni, 1999

Nelle sue più recenti opere Omar Galliani costruisce l’immagine sottoponendo il tessuto e lo spazio della figura ad un ripetuto esercizio di dilatazione/concentrazione. Esaltando il dettaglio nell’ingrandimento smisurato o riducendo l’orizzonte alle dimensioni di un oggetto, le regole della rappresentazione sono calibrate su una messa a fuoco ottenuta con frequenze meccaniche rapportate alla distanza dello sguardo. L’impiego del disegno è funziona … le e strutturale a questi aggiustamenti. Funzionale perché, prescindendo dalla figurazione naturalistica, le immagini affidano l’effetto finale alla forza della tessitura del chiaro … scuro, del tratteggio. Strutturale perché il disegno costruisce dal suo interno le regole del proprio funzionamento. Nella consapevolezza che il Novecento è stato il secolo in cui il disegno si è estinto e la realtà ha cessato di essere rap … presentabile, Omar Galliani indaga i processi di rappresentazione mettendo in evidenza come i fattori della metamorfosi dell’immagine non nascono da un’evoluzione linguistica o da atto di volontà poetica, ma dal potenzia … mento degli elementi primigenii contenuti nella ontologia del disegno. TI convincimento che sia l’arte a influire con le sue modificazioni sulla realtà e non viceversa; e che la manipolazione dei dati costitutivi della figura condiziona i modi di percepire il mondo; fa sì che questa indagine non escluda, anzi implichi i suggerimenti che alla pittura derivano da procedure tecniche che pur non direttamente legate allo specifico sono assai contigue all’esperienza comune del reale come la stampa, la fotografia e il cinema. V a ricordato che più volte Omar Galliani ha dichiarato la sua ammirazione verso un maestro come Michelangelo Antonioni e le suggestioni esercitate su di lui da un capo … lavoro come Blow Up. [ … ] Questa attitudine non reintroduce velleità sperimentali o esercizi di filologia; piuttosto conferma l’imponente scatto espressivo del disegno che tocca il punto focale e fondativo del rapporto con il mondo agendo contemporaneamente nel registro della dilatazione e in quello della contrazione. L’opera d’arte dimostra così ancora una volta come, nel motore immobile dell’arte, fattori come la storia, la dialettica o la logica binaria non hanno peso risolutivo perché coppie antitetiche come distanza e prossimità, qui e altrove, passato e presente, assenza e presenza, in questo contesto si pareggiano. Di fronte all’opera d’arte si realizza ogni volta una sorta di seminario lacaniano nel quale la lettera rubata sta continuamente sotto gli occhi di chi guarda a testimoniare che l’altrove è sempre contenuto nel qui.