Galliani per Santa Apollonia

di Flaminio Gualdoni

Erede tutt’altro che inconsapevole di Anton Raphael -J Mengs, anche Galliani si misura con le situazioni, con le immagini, con le idee non contentandosi delle evidenze, ma tentando «le ragioni con le quali sono fatte». In questo caso si dice del luogo, il chiostro veneziano di Sant’Apollonia per il quale ha concepito un ciclo di opere in dimensione pubblica che stringono con lo spazio un contratto di reciproca necessità, declinando all’oggi non l’ipertrofia assertiva e muscolare che il contemporaneo ha reso norma, bensì distillando il valore storico e radicale dello spazio sacrato cum figuris, in cui lo scambio di carisma tra contesto e immagine sia complice, e paritario, in reciproca fervida amplificazione. Per il luogo egli ha concepito un ciclo, evocante le historie dei secoli passati nella sequenzialità, ma insieme rastremato in storia tutta interiore, come un flusso di pensiero cadenzato da picchi di visionarietà pregna di senso, svolto per scatti e intuizioni, in odore di simbolo e di serrata antropologia dell’immagine: cui s’aggiunge il lievito d’una concezione tutta moderna per cui l’opera sia anche vero e proprio oggetto teorico, ovvero sistema di immagini il cui tema è l’immagine stessa. [ … ] Ecco dunque la suggestione della tavola anatomica e il territorio magico della reliquia, l’inquietudine ombrosa e la sensualità trasfigurata del martirio, la nerità e il rosso, la morte e l’eros, i denti … stelle e la bocca … universo che è soffio vitale, nutrizione, vita, generazione, piacere. [E] soprattutto, [ … ] la ricerca ineludibile di una bellezza necessaria e intransigente, a costo d’imporsi per vie indi … rette e lente, elaboranti, straniate, ma persistenti e alte. E [ … ] quell’approccio problematico ed elaborante al sacro, ma quanto vivo e potente se confrontato con i troppi bamboleggiamenti e le astuzie fabrili correnti.

Tornano, qui, alla mente le parole sapienti del grande Luigi Pareyson: «SÌ può giungere a dire che l’arte sacra, se non riesce ad esser arte, non riesce nemmeno ad essere veramente sacra».