Evocazione e sensualità

I disegni connotativi di Omar Galliani

di Lóránd Hegyi

In tutte le sue opere Omar Galliani sorprende l’osservatore con la sensualità seducente, irresistibile, cupa ed enigmatica, ornamentale e fredda al tempo stesso che promana dal puro, classico tratteggio delle linee fini, sottili e dalla pittoresca spazialità fittizio-immaginaria con cui esso si confronta. Questa spazialità immaginaria, spesso oscura, fantastica e inesplicabile, è la sorgente di una narrazione misteriosa, affascinante, complessa  che sempre si sottrae a una piena comprensione, e che come fumo o nebbia, come un’aura immaginaria cupa, quasi inquietante, accompagna e offusca il limpido classicismo delle linee trasparenti, delicate e precise. In questa enigmatica spazialità accade qualcosa di impenetrabile allo sguardo che sfugge a una spiegazione esaustiva . Questa spazialità fittizio-immag inaria, oscura, carica di promesse, è il terreno su cui si sviluppano allusioni ed eventi incontrollabili che contribuscono a creare un’atmosfera poetica quasi irrazionale, e che in effetti sembrano mal conciliarsi con la trasparente razionalità del puro tratteggio che sottende il diseqno. Da questa oscura tridimensionalità immaginaria affiora un enigma narrativo che non è espressione della chiara formulazione assertiva del disegno concettuale, non è la capacità intellettiva propria della ragione di dare forma, ma è la forza evocativa e poetica dell’immaginazione che crea nessi incontrollabili, sorprendenti e inquietanti.

Queste entità contrapposte e allo stesso tempo complementari, vale a dire il tracciato concettuale, classico, architettonico, chiaro, razionale delle linee che si dispiegano sulla superficie e vanno a definire la forma, e l’oscura, impenetrabile ed evocativa spazialità fittizio-immaginaria virtualmente tridimensionale, sono riconducibili all’essenziale e rigoroso orientamento intellettuale di Omar Galliani, la costante determinante di tutto il suo lavoro quasi quarantennale. Questo essenziale orientamento artistico è volto a creare un modello che sia poeticamente incisivo e intellettualmente valido al tempo stesso all’interno del quale la prassi di un disegno assoluto – vale a dire puro, puristico, concettuale, spirituale, incentrato sulla definizione della forma e dei chiari rapporti tra le posizioni spaziali – si coniughi a una poesia evocativa e ad una narrazione referenziale capace di riattivare metafore stilistiche differenti facendo riferimento a un contesto storico-culturale di tipo connotativo.

È in questo contesto teorico che va intesa la categoria “anacronismo” introdotta da Maurizio Calvesi e applicata da Vincenzo Sanfo in relazione ai disegni di Omar Galliani. “Anacronismo” denota la scelta voluta e consapevole dell’artista di includere nella sua opera elementi formali e compositivi di varia natura, metafore figurate, modelli linguistici, pratiche metodologiche, nonché spunti narrativi tematici, letterari e anedottici provenienti dai contesti storico-culturali, mitologici e artistici più disparati, spesso attualizzandoli e attribuendo loro un nuovo – talvolta provocatorio – contenuto, confrontandoli con le proprie esperienze personali storiche e culturali e con innovative esperienze psichiche ed emozionali e infine mettendoli in relazione tra loro. Senza dubbio vi è qualcosa di sovversivo e di arbitrario in questa strategia correlativa che reinterpreta radicalmente differenti contesti culturali, regole linguistiche, allegorie e contenuti metaforici tutti convenzionalmente legittimati e comunemente usati, invalidandoli e instaurando in alternativa dei nuovi legami che pur non essendo storicamente legittimati, sono per noi poeticamente incisivi, provocatori, vitali. Per “anacronismo” qui si intende anche un orientamento estetico e metodologico secondo cui Omar Galliani, nel rifarsi a costellazioni compositive e formali, contingenze anedottiche e letterarie, connotazioni mitologiche e racconti metaforici risalenti a diversi periodi della storia dell’arte – soprattutto il Rinascimento italiano e il Manierismo – prende esempio dall’opera di vari grandi maestri, rielaborando questi elementi in nuovi – attualizzati in senso psichico ed emozionale – contesti personali.

In questo senso l’impegno di Galliani nel dare il suo contributo a dibattiti preesistenti inerenti la prassi grafica è da ricondurre più allo spirito del Manierismo che non al Rinascimento, l’artista infatti è assolutamente consapevole che il suo atteggiamento riflessivo e connotativo, la sovversiva riscrittura di determinate regole linguistiche e il ribaltamento di strutture contenutistiche convenzionali è possibile solo grazie alla percezione storica per eccellenza del fatto artistico; l’atteggiamento sovversivo e l’intervento arbitrario consapevolmente assunti da Galliani non esprimono una mancanza di riguardo nei confronti della grande tradizione del disegno puro, bensì la volontà di dare un seguito al disegno concettuale per eccellenza nel complesso e contraddittorio paradigma attuale, contemporaneo. Si potrebbe dire che è merito di questo intervento se la grande tradizione del puro disegno concettuale degli antichi maestri può assurgere a paradigma rilevante, incisivo, contemporaneo. Alla luce di queste consideraz ioni mi sembra che la categoria centrale del lavoro di Galliani sia la connotazione, o per meglio dire la correlazione, la messa in relazione, la trasversalità. Il modo in cui l’artista oltrepassa i confini delle epoche storico-artistiche, il modo in cui mette in relazione cliché formali convenzionali, modelli compositivi, metafore figurate del Rinascimento e del Manierismo, le esperienze psichiche contemporanee per eccellenza e fantasie intelligibili; il modo in cui confronta e proietta reciprocamente i modelli della creazione figurativa e i contenuti narrativi ad essi correlati provenienti dalle più svariate culture dei diversi continenti, soprattutto dall’arte cinese, con la prassi figurativa dell’arte europea, è la dimostrazione di una metodologia trasversale che trascende, costantemente i confini convenzionali, storicamente assodati.

I disegni di Omar Galliani sono dimostrazioni figurative e sensuali di possibili connessioni poeticamente incisive le quali, tramite associazioni evocative, tramite vitali proiezioni reciproche, tramite incontri emotivamente toccanti, occasionalmente sconcertanti o scioccanti di piani diversi della fantasia e del ricordo danno vita a una narrazione complessa e oscura, suggestiva, in ogni caso enigmatica. Le forme di questo mondo-simulacro culturale sconcertante, inquietante e fittizio-immaginario sono intessute nei differenti contesti storico-artistici in maniera così profonda, così forte e irrevocabile, che gli effetti spontanei, emotivi, psichici, sensuali che ne derivano dovrebbero apparire smorzati, sminuiti. In realtà la loro incisività complessa, poetica, sensuale e immaginaria ne esce rafforzata. Galliani non manca mai di sottolineare che il centro tematico della sua opera è costituito dalla potenziale interazione delle metafore figurative, dall’esistenza di connessioni associative tra le strutture formali e compositive, dalla stratificazione connotativa delle contingenze anedottiche. “Qui il segno di Galliani è davvero un segno/sogno che costruisce uno spazio e concepisce un tempo immaginario, scandito dal suono di una musica silenziosa. Il trionfo della immaterialità è il segreto della leggerezza di questa inedita Vanitas, la sua sublimazione: solo così i teschi possono graziosamente volteggiare in una danza lieve, come fossero altrettante rose”. Scrive Marzia Faietti a proposito dei legami esistenti tra antiche storie illustrate e soluzioni figurative, in particolare a proposito delle citazioni rinascimentali e manienstiche presenti nell’opera di Omar Galliani. Questo “spazio immaginario” è precisamente il luogo della narrazione evocativa che circonda come un’aura fittizio-immaginaria invisibile, ma chiaramente percepibile, la pura apparizione del disegno. Questo spazio immaginario, questa tridimensionalità virtuale, fittizio-immaginaria, oscura, inconoscibile, è velata da un’enigmatica penombra nella quale si verificano eventi misteriosi, azioni bizzarre e incontrollabili e sorprendenti trasformazioni.

Marzia Faietti parla di uno “spazio immaginario” e di un “tempo immaginario” che portano al “trionfo della immaterialità”. In questa spazialità virtuale, fittizio-immaginaria, le figure della fantasia radicale possono dispiegarsi liberamente, generando una temporalità fittizio-immaginaria. Questi immaginari eventi immersi nell’aura crepuscolare della narrazione creano una temporalità virtuale nella quale il corso del tempo inteso come ampliamento associativo del puro e trasparente segno grafico ne arricchisce il contenuto per mezzo di connotazioni e connessioni. Quest’aura associativa fatta di storie singolari, irrazionali, di possibili eventi imprevisti, di relazioni sorprendenti tra diversi livelli di esperienza e di reminiscenze culturali, tra miti e culture, tra nozioni convenzionali, cliché, modelli ed esperienze psichiche immediate sfuma l’apparizione della pura linearità e contestualizza il disegno in un complesso retroterra culturale e antropologico. In questo senso Marzia Faietti parla di “struggente e suggestiva poesia […] della nebbia’”, che vela il puro, chiaro, delicato tratteggio e lascia scaturire liberamente la narrazione fittivo-immaginaria alla luce crepuscolare della fantasia e del subconscio. Le associazioni psichiche si legano a reminiscenze culturali, la mimica e i gesti del corpo richiamano alla mente connotazioni mitologiche e storico-culturali, certi dettagli compositivi e certi motivi dell’opera grafica riconducono il lavoro di Omar Galliani al vasto e stratificato contesto storico-artistico della poesia dell’oscurità enigmatica.

Alcuni cliché figurativi utilizzati da Ensor fino a Boecklin, da Max Klinger fino a Gustav Klimt, da Giorgio de Chirico sino a giungere all’opera giovanile di Frantisek Kupka e ad Alfred Kubin, riaffiorano nello specifico contesto della fantasia trasgressiva di Galliani e si pongono in relazione con i diversi motivi della sua figurazione grafica. In questo senso, nell’opera grafica di Galliani non vi sono motivi “innocenti”; nessuno escluso, sono tutti funzionali allo sfaccettato, complesso contesto culturale e all’intricato substrato storico-culturale, ma si tratta sempre e solo di paradigmi resi incisivi grazie alla loro complessa, stratificata e feconda contestualità, pregnanti dal punto di vista metaforico e contenutistico, ripresi da preesistenti dibattiti culturali; paradigmi che grazie alla loro radicale sensualità, grazie a una provocatoria intensità plastico-figurativa confluiscono e si incanalano in nuove costellazioni umane, culturali e psicologiche. L’arte di Omar Galliani offre incisivi esempi poetici estremamente sensuali di questa permanente contestualizzazione e reinterpretazione del cliché figurativo storico e delle storie illustrate a carattere mitologico. Si tratta della visualizzazione di un paradigma contemporaneo per eccellenza, culturalmente rilevante, radicato nel nostro presente e nella nostra complessa sensibilità. Questa complessa istanza narrativa è impregnata di erotismo e sensualità dato che la sensibilità contemporanea e l’orientamento intellettuale naturalmente tendono a proiettare l’ambito dell’eros e del mito sulle attuali costellazioni antropologiche e mitologiche, si presentano a sorpresa nella bella veste seducente e sensuale della chiara forma trasparente del disegno puro, mentre i nessi connotativi latenti, uniti agli ambiti oscuri, incontrollabili dell’inconscio, restano sullo sfondo, relegati in una invisibile, non immediatamente condivisibile spazialità fittivo-immaginaria e in una temporalità virtuale.

L’esperienza dell’apparizione sensuale di questo mondo plastico-figurativo implica l’attraversamento delle spazialità virtuali di una regione cupa della mitica tenebra primigenia delle realtà antropologiche. Questo impegno a contribuire alla reinterpretazione intellettuale e psicologica del cliché figurativo, dei metodi compositivi e dei motivi della tradizione classica, in particolar modo dei motivi e delle formule creative di altre culture extraeuropee, innesca la forza evocativa della struttura totale plastico-figurativa; gli accenni a determinati contenuti narrativi fittizio-immaginari, fantastico- virtuali dinamizzano al massimo le riserve connotative del disegno. Quando Omar Galliani, mediante le facoltà evocative della sua arte grafica, reinterpreta e concretizza in una forma estremamente provocatoria, ipersensuale, dalla complessità stratificata determinati paradigmi contenutistici propri della grande tradizione europea della poesia dell’oscurità, come l’ambivalente sensualità della morbosità, le associazioni trasgressive proprie delle fantasie sensuali e mitiche delle metamorfosi, le primordiali storie mitiche incentrate sui rapporti fondamentali tra uomo e donna, tra padre e figlio, tra potenti e deboli, nonché le storie parimenti primordiali dei processi dolorosi e rischiosi dell’autocoscienza, egli opera contemporaneamente con la trasparenza dei principi formativi tradizionali e con l’irrazionalità delle associazioni e dei legami radical i tra diverse ideazioni grafiche ed esperienze antropologiche culturali, simboliche, metaforiche.

Questa molteplicità sconcertante di celate narrazioni evocative e i segnali di audaci accenni a possibili prospettive irrazionali e trasgressive, ad antiche esperienze collettive e a reminiscenze culturali e mitologiche, si presentano a sorpresa nella bella veste seducente e sensuale della chiara forma trasparente del disegno puro, mentre i nessi connotativi latenti, uniti agli ambiti oscuri, incontrollabili dell’inconscio, restano sullo sfondo, relegati in una invisibile, non immediatamente condivisibile spazialità fittivo-immaginaria e in una temporalità virtuale.

L’esperienza dell’apparizione sensuale di questo mondo plastico-figurativo implica l’attraversamento delle spazialità virtuali di una regione cupa della mitica tenebra primigenia delle realtà antropologiche.