Alcune domande a Omar Galliani per conoscerlo meglio parte 2

a cura di Lara Ferrari
 
Maestro Galliani, qual è il messaggio personale e artistico insito nella sua mostra “Liberate gli angeli” alla Galleria Bonioni? Ho visto una sua poesia, “Il codice degli angeli”, composta a Mosca e legata al tema…
 
Quando parlo degli angeli parlo di ciò che non conosciamo e vorremmo vedere, trovare,amare…..! Gli angeli di cui parlo abitano la terra e qualche volta cercano il cielo. I volti che abitano i miei disegni appartengono alla terra e potrebbero viaggiare in metropolitana o essere visti in una stazione da un treno in corsa. Non conosco le loro passioni, le loro tragedie, i loro amori, i loro desideri. Corrono attorno a noi e non li vediamo , capiamo, ascoltiamo. Vi dico “liberate gli angeli” che sono in noi, rinunciando al frastuono globalizzante di notizie e suoni che ci lasciano disorientati e disperati a terra.
 
Lei ha viaggiato moltissimo in tutto il mondo. Se dovesse abbinare un colore e un dipinto ad ogni meta di viaggio, Cina, America, Russia ecc., quale sceglierebbe per ognuna?
 
Cina/rosso, America/verde, Russia/bianco/oro, India/blu, Corea/giallo, Europa/grigio, Giappone/nero, Africa/arancio, Sud America/ azzurro.
 
Quali invece i ricordi legati alle persone, ai luoghi, agli oggetti e ai sapori, legati ad ogni Paese visitato, le sono rimasti impressi con più piacere?
 
In india ho imparato a non cibarmi più di carne, ad apprezzare le spezie i suoi colori e gli aromi, in cina mi hanno insegnato a disegnare e a scrivere sulle pietre calde con l’acqua e aspettare che il sole ne cancelli le tracce. In Russia uno sciamano mi ha girato il foglio su cui disegnavo dicendomi di disegnare quello che avevo sognato la sera prima. In Portogallo a Lisbona non arrivarono le opere per l’esposizione e ne inventai un altra disegnando di notte in hotel. A Pechino nella mia ultima mostra al museo d’Arte Moderna C.a.f.a. le pareti assegnatemi non corrispondevano al progetto originario, ho acquistato 30 fogli di carta di riso e ho realizzato 2 nuove stanze alte 7 metri disegnando su di un elevatore elettrico.
 
“Io disegno anche dieci ore al giorno” ha affermato. Lei è artefice dell’opera nella quale esprime un eterno ideale della bellezza, dell’opera che la guarda, a sua volta, mentre viene da lei creata. “Amandomi, mi restituisce la vita che ogni giorno perdo un po’ alla volta”, altro suo inciso. Creare come elisir di lunga vita , quindi?
 
Non credo che l’arte allunghi la vita ma senz’ altro la rende piu’ vivibile e anche di fronte alla vulnerabilità della carne, rende più sopportabile la ferita. Quando lavori tante ore su di un grande volto, uno sguardo, un cielo di stelle, ti puoi facilmente perdere. La sensazione è piacevole ma devi fare pur sempre i conti con le  tue vertebre la sera. La bellezza non è mai
fine a se stessa. Nel mio lavoro la bellezza è altrove ed è spesso in conflitto con se stessa.
 
Carboncino, grafite, pastello, pittura, esercizio fisico prolungato. La domanda che le rivolgo è quella che da milioni di anni perseguita il filosofo: dove sta andando e a che cosa mira l’artista?
 
L’Arte a differenza di tutte le altre  attività umane non ha uno  scopo ben preciso se non quello di mostrarsi …L’opera interroga se stessa. noi in quanto esecutori ne siamo testimoni e divulgatori nel mondo. Siamo d’accordo, l’arte si inserisce nell’architettura, nella quotidianità del consumo dell’economia o della critica, della fede o il suo contrario, ma fondamentalmente l’opera egoisticamente vive in se stessa e le lusinghe del sociale o dell’educazione servono solo a gestirla, inquadrarla, addomesticarla. L’opera è insubordinata, l’opera è nevralgia, l’opera è insostituibile perché senza non potremmo più stupirci di nulla in quanto il mondo ci è già visibilmente noto.