Il mondo in una stanza

di Flavio Caroli

Quasi trent’anni fa Omar Galliani era un ragazzo dotatissimo, forse con troppe idee e troppo generose (tutti, trent’anni fa, avevamo troppe idee e troppo genero, se), ma con un obiettivo tanto preciso che non finisce di stupirmi: la seduzione. O la grazia. Comunque sia, l’idea che tutto si gioca sempre nell’opera, in una sola opera, per, ché quella è , deve essere , il concentrato del mondo, della poesia del mondo. Ora, io non voglio cadere nell’ovvietà. So benissimo che chiunque si occupi di arte (di qualsiasi arte) prima o poi ha sostenuto che la sua generazione è stata l’ultima ad affrontare i massimi sistemi dell’universo. Ma in questo caso ho l’impressione che sia andata proprio così. (…] Dico che in quel momento (nei primi anni Ottanta) si sono aperte due vie, entrambe fertili e rispettabili. Da un lato, la descrizione, un po’ stupefatta e un po’ addolorata, spesso commovente, del poco che è la nostra vita. Molti giovani dell’ultima generazione la seguono, e io li capisco. [ … ] Dall’altro lato, appunto, la concentra, zio ne del linguaggio, l’ambizione totalizzante dello stile, il tentativo di mettere il mondo in una stanza, o in una pagina. Ci sono giovani che si accaniscono anche su questa seconda via. Questi giovani partono dalle idee [ … ] ma direi meglio, molto meglio, dalla scommessa della mia generazione. Dall’azzardo di chi [come Galliani] pensa che il mondo (magari a morsi, magari a brandelli, strappati alla verità, fisica verità) con l’arte possa essere chiuso in una stanza; o in una pagina. [ … ] Come si fa a esprimere la vita se non misurandosi con l’arte? Così, non si scappa. A questo punto, si è già dentro fino al collo al problema dello stile. A questo punto, l’azzardo è partito, e la pallina corre su una roulette salvifica o mortale. A questo punto, il morso alla verità (fisica verità) o addenta qualcosa o lascia, come si dice, a bocca asciutta. A questo punto, Galliani ha già buttato sul tavolo per l’ennesima volta l’intera posta. Un volto. Un volto è un’anima, come ho tentato di dimostrare per tutta la vita. L’ho fatto seguendo le indicazioni di un genio incommensurabile che si chiama Leonardo da Vinci, un genio che Galliani ha sempre avuto nei suoi cromosomi. [ … ] «Farai le figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quel che la figura ha nell’animo; altrimenti, la tua arte non sarà laudabile”. Galliani sa che il volto è anima e seduzione. La seduzione, la vera seduzione, viene dall’anima. Poi bisogna metterla su tela. E allora quel volto, quell’ineffabile volto femminile, può avere anche gli occhi chiusi, perché la luce che lo illumina, lo accarezza, lo bacia, è luce dell’anima. Concentrazione della bocca grande e tumida che potrà restituire i baci cui la luce la in … vita. Nobiltà del naso attico che adesso si tende nel climax di un pensiero; quel pensiero. Larghezza infinita degli occhi che vogliono non vedere il mondo, per farsi toccare dalla luce, e per concentrarsi su un desiderio, un piacere, o un ricordo. Di che materia sia fatto quel pensiero, non importa. Un amplesso o un profumo, che differenza fa? Come diceva Hofmannsthal, le verità più profonde si nascondono nella superficie. Ciò che fa la differenza è il segno, o il disegno. Il perché è presto detto: perché la scommessa, per Galliani, è quella di azzannare il mondo in una stanza; o in una pagina. Il segno che vortica, morde, insegue e prende. Il segno che lascia penombre dietro un orecchio, e accarezza un punto massimo di luce sulla fronte, e tocca le palpebre chiuse, e alla fine sfiora millimetro per millimetro quella bocca ferma e lontana, la bocca che saprà restituire tutto l’amore che riceve dalla grafite e dall’arte. La magia è totale, l’impulso è primario. Chiedo scusa. Sono ricaduto in due parole che, quasi trent’anni fa, mi parvero perfette per esprimere la scommessa di Galliani. Pazienza. Sono contento di essere ritornato lì, da dove siamo partiti.